CHIACCHIERE DA BAR - di Luca Quintavalli

01 Marzo 2015

Amici lettori,


non mi sono perso; semplicemente ho lasciato in questi mesi la testa immersa tra qualcuno dei miei impegni senza aver trovato il giusto momento per collegarla all’editoriale: come ho sempre sostenuto, per scrivere serve tempo, tranquillità e silenzio (appunto).
Le cose importanti vanno gestite con importanza… ecco perché sono qui solo oggi.


Vorrei pensaste per un attimo al tempo trascorso dall’ultima lettura del mio editoriale, giusto per trasmettere con ancor maggiore importanza un messaggio incredibile: il mondo Olmedo sta cambiando.

Così tante iniziative avviate in così poco tempo, almeno allietano quel rammarico interno derivante dal mio silenzio e dalla colpevolezza di non averVi scritto prima. Attività dedicate a clienti, altre ad amici, alcune allo sport, altre ancora a grandi idee per nuovi mercati! Un tormentone di decisioni prese con l’irruenza di un treno in corsa e la speranza di averle indovinate; idee volte a far emergere, ancora una volta, Olmedo tra le realtà che fanno parlare di se.

“Parlare”: il termine chiave di questo 2015… il modo più bello per condividere emozioni, sentimenti, valori. Gratuito, semplice, emozionale: qualcosa di praticamente unico!
Sono sempre più convinto che il vero valore delle cose si possa valutare dal quanto se ne parli; non mi riferisco a campagne comunicative, web page, social network o comunicati stampa strappati a qualche relatore in cerca di articoli ridicoli, ne di pubblicità, indicizzazioni web, ecc, ecc, ecc… sto parlando di pure chiacchiere e parole.

Dal circolo paesano, alla sala conferenze, alla zona caffè durante un aperitivo, nella piazza del paese davanti all’edicola, alla fiera di settore, fuori dalla Chiesa la Domenica: frasi spontanee che interessano noi. Piccole conversazioni, rapidi confronti privi di impostazioni marketing, ma che interessano la parte più genuina degli interlocutori, poiché nate dal profondo e senza premeditazione ne preparazione specifica… non ne siamo più abituati? È proprio vero; ma non utilizzare più certe abitudini non vuol dire averle perse: sono solo lì in un angolo del Nostro cervello tra le presentazioni in Power Point e la gestione di Outlook che hanno bisogno di una spolverata; come tutte le cose che non si usano, prima o poi si arriva a dimenticarle. Il metodo migliore per ricominciare ad apprezzarli è semplicissimo: basta scordarsi per un po’ dei sistemi convenzionali e pensare con la testa di 8 anni fa… non DEL PASSATO: di soli 100 mesi fa circa. Riutilizzare quella voglia soppressa di trasmettere un parere semplicemente dicendolo o di provare a parlare di qualcuno o di qualcosa senza formalizzare una mail e mettere in copia altri 200 indirizzi. Esprimere un parere senza tutelarsi in forma scritta o dare una opinione anche sapendo che qualcuno la potrà criticare.
Parlando si entra nel cuore delle persone e far parlare di sé dimostra che qualcosa arriva dal profondo di qualcuno: questo esprime pura spontaneità comunicativa… ecco perché sono certo che le parole sono il vero indicatore di un valore.
Anche per questo il 2015 dovrà essere quello delle emozioni; vogliamo diventare parte viva delle conversazioni dei nostri clienti, amici , interlocutori, partner. Vogliamo animare questo processo iniziato da tempo, trasmettendo valori e capacità in modo diverso, utilizzando anche sistemi non convenzionali che, oggi, sono di dominio pubblico. Si entra nel cuore delle persone anche con 4 chiacchiere da bar.


Io mi sono stancato di confrontare dati di mercato per capire chi vende di più e dove. Sono dati veritieri, presi per buoni da statistiche certificate, ma non reali specchi della realtà; elementi di calcolo che sui file di exel funzionano, ma non equivalgono necessariamente allo stato delle cose. Un dato di vendita non è un dato di soddisfazione e questo, purtroppo, nessuna statistica può monitorarlo con certezza. A volte è più attendibile un parere di chi vive “in prima linea”, di milioni di dati incrociati e reperiti mediante telefonate di ragazzini in stage; gli elementi strappati giornalmente alle fatiche del lavoro, alla fine, rappresentano il dato più veritiero poiché speso faticando.
Il dato “di mercato”, non è il dato “da mercato”… anche se magari il secondo vale di più.
Se quindi parlare diventa un elemento di valutazione e valorizzazione di un brand e di uno status, dobbiamo essere bravi a far parlare di noi il più possibile. In che modo? Semplice: dar modo a chiunque di sentirsi parte di quello che fai. Nel sociale, nello sport, nel lavoro, nel tempo libero, nelle nuove idee, nell’identità, nel modo di comunicare, nel vestirti, nello scegliere le strategie, nel commentare l’attività di altri! Tante cose che, insieme, si e ci avvicinano al pubblico.

Questo è il risultato più difficile per ogni azienda ma anche l’obiettivo più ambito da ogni imprenditore: avvicinarsi a chi sta intorno, trasforma  i clienti in amici, gli interessati in simpatizzanti, i supporter in ammiratori… Questo si chiama “entrare nel cuore”.
Non abbandoneremo alcun sistema adottato fino ad oggi per dire chi siamo: questo nuovo concept comunicativo diretto ed anticonformista deve rafforzare quelli attualmente in uso, rendendoli sempre più efficaci. Ogni campagna mediatica non vale nulla se non d’impatto e, con lo stesso principio, vogliamo dare qualcosa di più a chi ci stima: quest’anno vogliamo entrarVi nel cuore.
Amici miei, questo 2015 sarà speciale: la crisi, credetemi, sta finendo. E non solo perché finalmente in autostrada la colonna di tir ingombra una corsia quasi fosse un treno merci infinito o perché gli indici di borsa sono ottimisticamente favorevoli, ma perché si percepisce tra le gente la voglia di riaprirsi, di riparlare di tante cose dopo quasi 8 anni di silenzio. Discutere di fare un investimento, chiedere un mutuo in banca, pianificare un week end, interessarsi alle ultime vetture in produzione, fare un giro al mare con la famiglia, uscire dopo tanto tempo con i vecchi amici un Venerdì sera… queste sono cose che dimostrano il verso giusto della vita: avere un obiettivo, se anche semplice, crea determinazione ed ottimismo…. E parlare di questi piccoli obiettivi di vita, è già il primo passo per conseguirli. Intanto parlatene, poi si vedrà.


Voglio quindi ringraziare fin da ora chi parla e parlerà di noi, nel bene e nel male, a casa o al bar, a scuola o in concessionaria; un grazie speciale a chi spende (anche se è gratis) una parola per noi, per la nostra frenetica voglia di migliorare e per il nostro strano modo di porci comunicando (anche nell’editoriale); Vi confermo che da oggi, nominandoci, un altro pezzo di noi riempirà il Vostro cuore.

 

 

Firma - Luca Quintavalli