IL NATALE DEL FUTURO - di Luca Quintavalli

01 Dicembre 2013

Cari amici dell’editoriale,

se Vi sentite sollevati dall’imminente arrivo del Natale alle porte, allora ho alcune cose da dirVi. Natale unisce ed allieta le persone assecondando ogni pensiero, esperienza, virtù ad un acclimatato  ambiente fatto di relax e spensieratezza. Questo è forse l’aspetto che ci rende davvero propensi ad aprirci al prossimo, a condividere alcune esperienze personali con maggior profondità ed anche a trascurare certi aspetti che normalmente, nella vita professionale o personale, ci farebbero pensare più che al Natale alla guerra civile. Tutti questi elementi che insieme alla neve, alle luminarie in città ed alle spese pazze per negozi ci rendono un po’ tutti Babbi Natale, portano la nostra mente ad uno stato di maggior quiete ed ottimismo generale.

Benissimo. Questo è uno scontato preambolo per introdurre il mio pensiero su come migliorare la propria vita con semplicità prendendo come esempio lo stato emotivo trasmesso dal Natale. Nel correre tutto l’anno con la determinazione di compiere il proprio lavoro e la propria mission manageriale o semplicemente per portare a termine le 8 ore lavorative, ci dimentichiamo spesso di quanto siano importanti le cose semplici. I piccoli gesti, le espressioni, le frasi gentili. Tutto rimane all’oscuro di una vita passato correndo. Il motivo non sta nella volontà di evitarli (tutti sanno quanto siano piacevoli e gratificanti!), ma perché il nostro metabolismo così abituato ormai a non farlo, non reputa più questi atteggiamenti naturali. È un po’ come non andare per anni sugli sci, e poi riprenderli una Domenica mattina: è un miracolo non farsi male. Questi atteggiamenti, però, scaturiscono spesso da situazioni piacevoli, con persone piacevoli e in contesti piacevoli: non basta volerlo fare… bisogna sia esserci portati a farli ma la componente dell’ambiente circostante risulta determinante. E vivere le giornate con la frenesia di portare a casa il proprio risultato, non è certo il miglior contesto per fermarsi un attimo e condividere con qualcuno le proprie emozioni.

Sto parlando di valori che non devono sostituirsi al lavoro, ma unirsi ad esso. Piccoli gesti che colorano la vita personale e professionale e che migliorano una e l’altra. Un regalo trasmette gioia per chi lo riceve anche prima di essere aperto… il vero valore sta nell’averlo fatto, non che sia piaciuto.

Lo stesso vale per chi vive un’esistenza solo orientata al successo, dividendo l’obiettivo professionale da quello di vita personale. Queste 2 cose devono crescere insieme! Sono gli anelli attaccati della stessa catena… anche se il mondo di oggi non ci aiuta certo a capirlo. Ci stiamo abituando a vivere in mondi sempre più separati dall’esterno, cercando di difendere il proprio spazio dall’invasione di altri. E questo è chiaro: la difficoltà oggi di raggiungere una posizione, un incarico o ancor più semplicemente un lavoro è di gran lunga superiore a quella del passato… ecco perchè, non tanto tempo fa, esisteva molto più dialogo ed apertura tra le persone. No no, nessuna colpa a internet o il social network!!! Semplice nascondersi dietro un dito dicendo che si sostituiscono al rapporto personale!!! Sono strumenti efficaci per aumentare questi rapporti se utilizzati con questo obiettivo… non distruggono le relazioni, ma le creano! Se invece li si utilizza come comunicatori mediatici dall’interno del proprio mondo blindato, allora ahimè contribuiscono all’isolamento. Ma perché, analizzando la cosa dalla parte mezza piena del bicchiere, non si può pensare che proprio condividendo il successo non ne possa nascere altro? E non mi riferisco solo a quello professionale, ma anche personale. Di relazioni, di sentimenti, di amicizie.

Ci siamo dimenticati che il lavoro nasce storicamente da uno scambio di bisogni, espresso ancor prima da un rapporto personale. Perché quindi non dar seguito a questo primordiale processo di relazioni condividendo con altri le proprie ambizioni o i propri obiettivi? Questo penso sia il vero grande esercizio che, se avviato, potrebbe salvare la nostra società dall’isolamento. Scambiarsi i regali accende i sentimenti; non farli neppure li crea. Ed estendere la mia visione non solo alla sfera di 2 individui, ma a quella di 2 aziende, di 2 regioni e poi di stati diversi sarebbe il grande vero passo per crescere insieme in questo momento di globale difficoltà. C’è chi lo chiama co-marketing (nelle aziende), chi mercato globale (nel general business) e chi, come me, “Natale del futuro”.

Ecco quindi che il mio riferimento al Natale, non attribuendo alla data di pubblicazione dell’ editoriale alcuna relazione diretta, porta a questa riflessione: nel corso di un anno intero non ci viene spontaneo condividere con nessuno le proprie esperienze… poi arriva Dicembre e d’incanto siamo subito propensi a scambiarci relazioni. Dimostrato che il contesto ci condiziona. E quindi proprio perché non dipende solo dalla nostra indole, sono ottimista: si tratta solo di abitudine, non di volontà. E come per tutte le cose di cui si sono persi i costumi, con un po’ di esercizio si può ripartire tranquillamente.

Vorrei quindi condividere con Voi amici lettori il mio intento di fare del Natale di quest’anno, l’inizio di una lunga serie di natali infra annuali. Momenti in cui ogni piccola ricorrenza sia valida per trasmettere una emozione; situazioni in cui il lavoro, il contesto societario, le esperienze sul campo diventino ALCUNI elementi da condividere INSIEME a quelli personali. Davanti ad ogni risultato professionale sta sempre un valore personale… e di questo abbiamo già parlato a fondo nella scorsa rassegna editoriale. Vedete un po’ il mio pensiero sul Natale come un “proseguo” di quello sui Jeans e le scarpe da ginnastica; un denominatore comune è evidente: per trasmettere un sentimento non serve ne indossare la cravatta ne aspettare il 25 Dicembre.

Il mondo di oggi ha bisogno di valori. E nelle persone non sono spariti, sono solo da riallenare ad essere usati… come andare sugli sci dopo anni di inattività, appunto. L’occasione giusta è quella di questo Natale: tanti sorrisi, tanti abbracci tante emozioni per ricominciare a parlare di noi e non solo di quello che succede nel mondo, non dimenticandoci che quanto cresce fuori è la conseguenza diretta di quanto nasce tra le persone… e se si vuol cambiare qualcosa di importante nella società, bisogna prima cambiarlo tra noi.

E con questo non mi resta che augurare a tutti un Buon Natale… se anche manca quasi un mese, io mi sento già così.

Firma - Luca Quintavalli